{"id":756,"date":"2010-07-19T07:26:00","date_gmt":"2010-07-19T07:26:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.codru.org\/?p=756"},"modified":"2010-07-19T07:26:00","modified_gmt":"2010-07-19T07:26:00","slug":"la-crisi-rallenta-il-flusso-dimmigrazione-in-europa-e-fa-il-contrario-in-italia","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.codru.org\/?p=756","title":{"rendered":"La crisi rallenta il flusso d&#8217;immigrazione in Europa e fa il contrario in Italia"},"content":{"rendered":"<p>\u00a0\u00a0 La crisi fa rallentare i flussi migratori verso i paesi pi\u00f9 sviluppati. Un&#8217;indagine dell&#8217;Ocse rileva che gli immigrati giunti nel 2008 nei 31 paesi membri sono stati 4,4 milioni. Questo significa arrivi in calo di circa il 6% rispetto ai cinque anni precedenti, nei quali invece questo numero era cresciuto in media dell&#8217;11% annuo. E i primi dati del 2009 suggeriscono una diminuzione ancora pi\u00f9 importante. Secondo l&#8217;Ocse la contrazione si lega alla diminuzione dell&#8217;offerta di impiego nei paesi membri. I migranti infatti lavorano nei settori pi\u00f9 colpiti dalle difficolt\u00e0 dell&#8217;economia, come l&#8217;edilizia e il turismo. Inoltre, risulta che molti immigrati, perduto il lavoro, hanno deciso di tornare nel paese di origine. L&#8217;Italia, invece, attraversa una fase diversa e mostra numeri in controtendenza rispetto a quanto avviene in altri paesi avanzati. L&#8217;ultimo dossier statistico sull&#8217;immigrazione curato da Caritas Migrantes indica che nel 2008 gli stranieri presenti nel nostro paese, contando anche gli immigrati regolari ma non ancora registrati all&#8217;anagrafe, erano circa 4.330.000: 458.664 in pi\u00f9 rispetto al 2007, con un incremento del 13,4%. E il flusso degli arrivi, a dispetto della crisi economica, ha mantenuto ritmi importanti lungo tutto il 2009, tanto che oggi, in base ai dati Caritas si \u00e8 oltre quota 5.100.000. A questi vanno aggiunti gli irregolari, che si stima siano circa 544.000, stando a quanto sostiene una ricerca condotta per l&#8217;Universit\u00e0 Cattolica da Gian Carlo Blangiardo professore di demografia presso l&#8217;Universit\u00e0 Milano-Bicocca. Immigrati, Italia e Spagna in testa alle graduatorie Ue per numero di arrivi \u00abIl discorso ha una portata pi\u00f9 ampia, va oltre le considerazioni che si possono fare in relazione agli ultimi due anni e alle conseguenze della crisi. L&#8217;Italia \u00e8 in testa alle classifiche europee per quanto riguarda l&#8217;ingresso di stranieri. Nell&#8217;ultimo quinquennio nel nostro paese sono entrati in media circa 360.000 immigrati all&#8217;anno. E la tendenza sembra essere costante. Solo la Spagna ci sta di poco avanti in questa graduatoria, con 400.000 arrivi all&#8217;anno. Per contro in Germania, la nazione europea con pi\u00f9 stranieri (circa 6.500.000), ogni anno i nuovi venuti sono dieci volte inferiori rispetto a quello che succede da noi\u00bb, spiega Luca Di Sciullo, ricercatore di Caritas Migrantes.<\/p>\n<p> <!--more--> <\/p>\n<p> La diversit\u00e0 sta tutta nel tipo di immigrazione che caratterizza il nostro paese. \u00abL&#8217;Italia attraversa una fase migratoria simile a quella che altri paesi hanno avuto alcuni decenni fa. Da noi c&#8217;\u00e8 ancora disponibilit\u00e0 ad accogliere manodopera poco qualificata nei settori dell&#8217;agricoltura e dell&#8217;industria. E, ancora, nelle famiglie, in qualit\u00e0 di badanti, con contratti stagionali o, molto spesso, in nero \u2013 continua Di Sciullo \u2013. E questo avviene nonostante molti degli immigrati vantino un&#8217;istruzione superiore: il 54% sono laureati o diplomati. I numeri dimostrano come la legge Bossi-Fini sia elusa da numerosi arrivi di irregolari e inefficace nel controllare i flussi. Inoltre, a far lievitare il numero degli stranieri c&#8217;\u00e8 la relativa difficolt\u00e0, dovuta anche alle rigidit\u00e0 della Bossi-Fini, a ottenere la cittadinanza. Nel 2008 sono diventati italiani circa 57.000 stranieri, mentre paesi come Francia, Germania e Inghilterra fanno registrare numeri tre volte pi\u00f9 alti. I paesi del nord Europa poi sono pi\u00f9 attrezzati per valorizzare le competenze dei migranti e per favorire la loro integrazione. Un esempio? Un cittadino extracomunitario che abbia intenzione di stabilirsi in Germania ha il diritto di iscriversi a un corso gratuito di lingua tedesca di 400 ore finanziato dallo Stato. In Italia manca un programma di formazione pubblica per gli stranieri e tutto \u00e8 lasciato all&#8217;iniziativa dei singoli o degli enti locali. Pi\u00f9 in generale le politiche per l&#8217;integrazione sono ancora lontane dall&#8217;avere una definizione e un&#8217;attuazione concreta\u00bb. E l&#8217;integrazione \u00e8 stata al centro dell&#8217;ultimo rapporto del Cnel, che, numeri alla mano, dimostra come sia errata l&#8217;equazione che vorrebbe l&#8217;incremento della criminalit\u00e0 legato al crescere dell&#8217;immigrazione, ma che conferma anche come resti molto da fare per un miglior inserimento dei nuovi venuti. Considerato il periodo che va dal 2005 al 2008, secondo il Cnel, a carico degli stranieri residenti vi \u00e8 un denunciato ogni 25 persone, mentre se si considera tutta la popolazione (italiani e stranieri) si conta un denunciato ogni 22 individui. Quanto al potenziale di integrazione la regione pi\u00f9 virtuosa \u00e8 l&#8217;Emilia Romagna, che in base al rapporto del Cnel, vanta uno standard alto, dovuto in buona parte a un elevato indice di inserimento sociale, mentre pu\u00f2 migliorare l&#8217;indicatore relativo all&#8217;inserimento occupazionale. Al secondo posto il Friuli-Venezia Giulia, quindi Lombardia, Lazio, Veneto, Trentino Alto Adige e Toscana. In coda alla classifica Abruzzo, Puglia e Sardegna. Lo scorso 10 giugno il Consiglio dei ministri ha approvato il Piano per l&#8217;integrazione nella sicurezza &#8220;Identit\u00e0 e incontro&#8221;, che ha come finalit\u00e0 quella di favorire l&#8217;inserimento degli stranieri nel nostro Paese. I principali punti di azione sono la formazione, il lavoro, l&#8217;alloggio, l&#8217;accesso ai servizi essenziali e la tutela dei minori. \u00abIl piano del governo \u00e8 un atto programmatico, un&#8217;assunzione di responsabilit\u00e0 con cui si \u00e8 deciso di mettere l&#8217;integrazione al centro della politiche rivolte agli immigrati. \u2013 precisa Natale Forlani, direttore generale immigrazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali \u2013 Si pu\u00f2 fare molto anche senza cambiare le leggi, usando bene le risorse e le competenze gi\u00e0 esistenti. In particolare, intendiamo agire sull&#8217;incontro tra domanda e offerta, in modo da aiutare i molti lavoratori stranieri qualificati che vivono da noi a trovare occupazioni in linea con le loro competenze. Cosa che oggi avviene di rado. E, ancora, ogni anno numerosi immigrati rischiano di passare dalla legalit\u00e0 all&#8217;illegalit\u00e0 perch\u00e8, scaduto il contratto di lavoro, faticano a trovare un nuovo impiego. Per fare fronte a questi problemi stiamo cercando di definire modalit\u00e0 di accesso al lavoro pi\u00f9 efficienti, sia per gli stranieri sia per i cittadini italiani. La soluzione? Una grande alleanza tra le amministrazioni statali, gli enti locali e le forze sociali presenti sul territorio, come i sindacati, le agenzie del lavoro, le associazioni e il vasto mondo del volontariato. In questo modo, contiamo di creare un circolo virtuoso capace di migliorare le condizioni occupazionali di molti stranieri. Il progetto vede l&#8217;azione congiunta del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, del Ministero dell&#8217;Interno che stabilisce la destinazione delle risorse del Fondo europeo per l&#8217;integrazione, e del Ministero dell&#8217;Istruzione, che si occuper\u00e0 delle iniziative di formazione, con una particolare attenzione alla lingua italiana e all&#8217;educazione civica\u00bb.<\/p>\n<p align=\"right\"><font face=\"courier new,courier\">ilsole24ore.com <\/font><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0\u00a0 La crisi fa rallentare i flussi migratori verso i paesi pi\u00f9 sviluppati. Un&#8217;indagine dell&#8217;Ocse rileva che gli immigrati giunti nel 2008 nei 31 paesi membri sono stati 4,4 milioni. 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