{"id":741,"date":"2010-07-14T07:53:24","date_gmt":"2010-07-14T07:53:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.codru.org\/?p=741"},"modified":"2010-07-14T07:53:24","modified_gmt":"2010-07-14T07:53:24","slug":"giovane-immigrata-e-questo-il-profilo-del-lavoratore-domestico","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.codru.org\/?p=741","title":{"rendered":"Giovane, immigrata: \u00e8 questo il profilo del lavoratore domestico"},"content":{"rendered":"<p>\u00a0\u00a0 <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" alignleft size-full wp-image-603\" src=\"http:\/\/www.codru.org\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/no-racism-hands.jpg\" border=\"0\" hspace=\"10\" align=\"left\" width=\"200\" height=\"173\" \/> Roma, 13 lug. (Labitalia) &#8211; Donna, giovane, immigrata: \u00e8 questo il profilo del lavoratore domestico che emerge dall&#8217;indagine Censis &#8216;Dare casa alla sicurezza. Rischi e prevenzione per i lavoratori domestici&#8217;, condotta su un campione di 997 lavoratori, con il contributo del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, e presentata oggi nella sede del Cnel. Secondo l&#8217;indagine, il 71,6% dei collaboratori \u00e8 infatti rappresentato da stranieri, provenienti in prevalenza dall&#8217;Europa dell&#8217;Est, Romania (19,4%), Ucraina (10,4%), Polonia (7,7%) e Moldavia (6,2%), ma sono numerosi anche i Filippini (9%). <br \/>Da quanto emerge dalla ricerca, pi\u00f9 di 8 collaboratori su 10 sono donne, presenza che si mantiene costante sia tra gli italiani che tra gli stranieri, mentre, per quanto riguarda l&#8217;et\u00e0, emerge un profilo piuttosto giovane, soprattutto tra la componente straniera: il 15,8% ha meno di 30 anni, il 51,4% meno di 40 (tra gli stranieri la percentuale sale al 57,3% contro il 36,5% degli italiani) e soltanto il 17,5% \u00e8 al di sopra dei 50 anni.<br \/>Per il Censis, quella del collaboratore domestico \u00e8 una professione che implica un impegno stabile, tendenzialmente permanente, e che negli ultimi anni ha permesso l&#8217;accesso al mercato di quote sempre pi\u00f9 rilevanti di lavoratori soprattutto stranieri. E&#8217; indicativo, da questo punto di vista, che l&#8217;anzianit\u00e0 professionale, come gi\u00e0 intuibile dall&#8217;et\u00e0 anagrafica, sia abbastanza bassa, attorno ai 7 anni, con il 33,1% dei lavoratori che svolge tale mestiere da meno di 4 anni, il 26,1% da 5-6 anni e solo il 17,3% da oltre 10 anni. La provenienza spacca fortemente il campione, e mentre tra gli italiani l&#8217;anzianit\u00e0 professionale \u00e8 pi\u00f9 alta (ben il 32,7% svolge la professione da oltre 10 anni), tra gli stranieri si abbassa notevolmente, con il 38,7% che lavora come colf o badante da meno di 4 anni.<br \/>Ulteriore segno di &#8216;professionalizzazione&#8217; dei collaboratori, secondo il Censis, \u00e8 anche l&#8217;emergere di una logica di lavoro sempre pi\u00f9 orientata al mercato. Se la maggioranza dei collaboratori (il 55,4%) lavora per una sola famiglia &#8216;committente&#8217;, vi \u00e8 una quota consistente che al contrario lavora per pi\u00f9 di una famiglia: il 15,4% per due, il 13,6% per tre, il 9,8% per 4 e il 5,7% per pi\u00f9 di quattro. Anche in questo caso, si riscontrano differenze importanti tra gli italiani e gli stranieri, con la tendenza di questi ultimi a lavorare stabilmente per una sola famiglia (lo fa il 58,1% contro il 48,6% degli italiani).<\/p>\n<p> <!--more--> Se andiamo a vedere i contenuti del lavoro, siamo sempre pi\u00f9 di fronte a un profilo di collaboratore multifunzionale: solo il 23,9% dei collaboratori domestici interpellati dichiara infatti di essere occupato in una sola attivit\u00e0, prevalentemente di pulizia, mentre la stragrande maggioranza svolge pi\u00f9 di una funzione. Quello che emerge \u00e8 pertanto un ruolo a tutto tondo, multifunzionale appunto, che va a inserirsi nel vuoto lasciato dalla tradizionale figura di donna casalinga. Oltre a occuparsi delle pulizie di casa (80,9%), i collaboratori domestici cucinano (48,7%), fanno la spesa (37,9%), e accudiscono anziani (41,5%) e persone non autosufficienti (27,6%).<br \/>Dall&#8217;indagine emerge l&#8217;immagine di un &#8216;aiutante&#8217; che accompagna la famiglia in tutti i diversi compiti che giornalmente \u00e8 chiamata a svolgere, compiti che in alcuni casi, assistenza in particolare, richiedono anche competenze specifiche. E, infatti, c&#8217;\u00e8 da ricordare che ben il 13,2% dei collaboratori domestici ha seguito dei corsi professionalizzanti, per lo pi\u00f9 da infermiere (9,4%), percentuale che risulta mediamente pi\u00f9 alta tra gli stranieri e le lavoratrici pi\u00f9 anziane. Si tratta di un valore ancora basso, ma che contribuisce a confermare la sensazione di una categoria all&#8217;interno della quale vanno emergendo elementi di professionalizzazione che, sebbene sembrino ancora poco apprezzati dal mercato, ne stanno ridefinendo il ruolo.<br \/>Una distinzione abbastanza netta, secondo la ricerca, va fatta tra quanti lavorano al servizio per una sola famiglia, e quanti, al contrario, svolgono la loro attivit\u00e0 per diversi clienti. Nel primo caso, infatti, ci si trova di fronte a un ruolo che, pur andandosi sempre pi\u00f9 professionalizzandosi, resta tuttavia ancora di confine tra il famigliare e il professionale, non fosse altro perch\u00e9 nel 44,8% dei casi chi lavora per una sola famiglia alloggia presso la stessa (sono in media il 26,5% i lavoratori domestici che dormono presso le famiglie per cui lavorano), il che comporta implicazioni di tipo relazionale, che fanno s\u00ec che il collaboratore venga percepito a tutti gli effetti come un vero e proprio membro supplente, cui sono delegate gran parte delle incombenze svolte dalle famiglie.<br \/>In questo caso, infatti, il profilo multifunzionale del collaboratore diventa ancora pi\u00f9 accentuato e le mansioni cui \u00e8 preposto si moltiplicano: dalla preparazione del pranzo e della cena (60,1%), all&#8217;accudimento degli anziani (51%), dall&#8217;assistenza notturna (31,3%), all&#8217;assistenza medica di persone che hanno bisogno (32,3%), dalla compagnia ai membri della famiglia (39,5%), alla sorveglianza stessa dell&#8217;immobile (20,3%), fino al disbrigo di pratiche amministrative o commissioni varie (20,8%).<br \/>Ci\u00f2 comporta evidentemente un aggravio di lavoro, considerato che il 50,1% di questi (contro il 42,3% di quanti lavorano per pi\u00f9 famiglie) lavora pi\u00f9 di 35 ore la settimana, e addirittura il 26,3% (contro il 16,6%) pi\u00f9 di 40. Sebbene il mercato sia ancora lontano dal riconoscere e apprezzare, anche economicamente, la crescita di professionalit\u00e0 che questo gruppo di lavoratori ha vissuto negli ultimi anni, colf e badanti hanno visto comunque aumentare la propria forza contrattuale. Analizzando le entrate nette mensili derivanti dal lavoro svolto, infatti, il panorama appare abbastanza articolato.<br \/>Se la maggioranza si colloca sotto la soglia dei 1.000 euro netti al mese (il 22,9% guadagna meno di 600 euro, il 20,2% da 600 a 800 euro netti al mese, il 24,5% tra 800 e 1.000), vi \u00e8 una fetta consistente, il 32,4%, che sta sopra la soglia dei 1.000 euro e, di questi, il 14,6% supera i 1.200 netti al mese. Sotto il profilo contrattuale, l&#8217;irregolarit\u00e0, secondo il Censis, continua a rappresentare una condizione estremamente diffusa. Malgrado l&#8217;impegno anche recentemente profuso a far emergere l&#8217;occupazione del settore (la regolarizzazione del settembre 2009 ha fatto emergere circa 300 mila lavoratori), la maggioranza dei collaboratori domestici lavora in condizioni di semi o totale irregolarit\u00e0.<br \/>Il 39,8% gli intervistati, infatti, dichiara di essere totalmente irregolare, mentre sono il 22% quelli che si districano in una &#8216;giungla&#8217; fatta di rapporti a volte regolari, altre volte no, o rispetto ai quali vengono versati contributi per un orario inferiore a quello effettivamente lavorato. A fronte di questa maggioranza, pari complessivamente al 61,8% degli intervistati, vi \u00e8 invece un 38,2% che dichiara di svolgere un lavoro totalmente regolare.<br \/>E, sempre secondo i dati della ricerca, su cento ore di lavoro di un collaboratore, sono soltanto 42,4 quelle per cui vengono effettivamente versati i contributi; ci\u00f2 significa che quasi 6 ore di lavoro su dieci risultano prive di qualsiasi forma di copertura previdenziale. Al Sud, il livello di irregolarit\u00e0 sale al 72,7%, con il 58,8% dei lavoratori (contro il 24,4% del Nord-Ovest e il 38,8% del Centro) che dichiarano di essere totalmente irregolari, e il 13,9% parzialmente irregolari. Pi\u00f9 alto risulta anche il livello di contribuzione evasa, considerato che su 100 ore lavorate solo 24,8 sono coperte da contributi.<br \/>Il fenomeno dell&#8217;irregolarit\u00e0 colpisce maggiormente i lavoratori giovani (\u00e8 totalmente irregolare il 56,3% dei giovani sotto i 30 anni) e inesperti (48% dei lavoratori con meno di quattro anni di anzianit\u00e0, ben al di sopra del 30% di chi ne ha almeno dieci). Inoltre, contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, sono gli italiani ad essere maggiormente coinvolti nel fenomeno: lavora infatti completamente in nero il 34,7% degli stranieri e il 53,9% degli italiani.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p align=\"right\"><font face=\"courier new,courier\">adnkronos.com<\/font> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0\u00a0 Roma, 13 lug. (Labitalia) &#8211; Donna, giovane, immigrata: \u00e8 questo il profilo del lavoratore domestico che emerge dall&#8217;indagine Censis &#8216;Dare casa alla sicurezza. 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