{"id":702,"date":"2010-06-30T15:12:56","date_gmt":"2010-06-30T15:12:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.codru.org\/?p=702"},"modified":"2010-06-30T15:12:56","modified_gmt":"2010-06-30T15:12:56","slug":"quando-emigrati-italiani-criminalizzati","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.codru.org\/?p=702","title":{"rendered":"Quando erano gli emigrati italiani ad essere criminalizzati"},"content":{"rendered":"<p>Un po di storia: <strong>Quando i clandestini erano gli italiani e Romania non li voleva&#8230;<\/strong><\/p>\n<p><em><font face=\"courier new,courier\">Il ministero dell\u2019Interno nel 1942 cerc\u00f2 di fermare gli espatri a <strong>Bucarest<\/strong> dove i nostri connazionali erano malvisti. A Bombay chi aveva a che fare con la prostituzione veniva chiamato \u201c<strong>italiano<\/strong>\u201d. Documenti di un\u2019epoca nella quale a varcare le frontiere erano i poveri del nostro Paese, a volte criminali, spesso criminalizzati.<\/font><\/em><\/p>\n<div style=\"text-align: center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-701\" src=\"http:\/\/www.codru.org\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/italiani-bucarest.jpg\" border=\"0\" hspace=\"10\" vspace=\"10\" width=\"297\" height=\"166\" \/><\/div>\n<p>Quando i rumeni eravamo noi\u2026 E le cose andavano pi\u00f9 o meno come oggi, solo a ruoli invertiti. Gli italiani <strong>andavano a Bucarest<\/strong> in cerca di fortuna, per lavorare come falegnami, nelle miniere o nelle fabbriche. Avevano un permesso di soggiorno in tasca, ma alla scadenza restavano oltre confine. <em>Clandestini appunto<\/em>. Come erano molti rumeni in Italia prima del loro ingresso nell\u2019Unione Europea. Non graditi, come lo sono oggi che vengono guardati con rabbia e sospetto. A met\u00e0 del \u2018900 non erano gli italiani a considerare i rumeni criminali, ma i rumeni a controllare le dogane per non essere invasi dagli italiani. I nostri connazionali creavano non pochi problemi: violenti, indisciplinati. La loro storia, fatta di stracci e pregiudizi, si \u00e8 intrecciata con i tentativi italiani di evitare che gli indesiderabili lasciassero i confini nazionali e andassero a creare problemi alla dittatura amica del generale Ion Antonescu. Cancellati dalla memoria di un Paese, facile a rovesciare i pregiudizi su altri, i problemi dell\u2019emigrazione italiana in Romania escono dalla polvere degli Archivi di Stato grazie alla mostra \u201cTracce dell\u2019emigrazione parmense e italiana fra il XVI e XX secolo\u201d. Oltre cento documenti, molti gli inediti. Tra questi una lettera con il timbro del ministero dell\u2019Interno inviata il 28 agosto 1942 a tutti i questori del Regno, al ministero degli Affari esteri, al Governo della Dalmazia, alla direzione di polizia di Zara e all\u2019alto commissario di Lubiana. Diramava un ordine preciso: <strong>evitare che gli italiani espatriassero in Romania.<\/strong> [\u2026]<\/p>\n<p>{youtube}po3im36Lwgg{\/youtube}<\/p>\n<p>D\u2019altronde che tra gli emigrati non ci fossero solo lavoratori in cerca dell\u2019<strong>America<\/strong>, ma anche avventurieri con pochi scrupoli \u00e8 storia risaputa e testimoniata, in questa mostra, da altre missive, denunce e lamentele. La pi\u00f9 antica \u00e8 una lettera del console italiano in India che nel 1893 informava la madrepatria come a <strong>Bombay<\/strong> tutti coloro che sfruttavano la prostituzione venissero chiamati \u201citaliani\u201d. Un\u2019associazione di idee non certo lusinghiera. I nostri connazionali, come tutti gli emigranti, non rappresentavano solo un problema di sicurezza, ma anche una risorsa economica, tanto che Mussolini, come testimonia una delle circolari esposte, viet\u00f2 l\u2019espatrio alla manodopera specializzata. Potevano partire solo operai semplici, braccia che rischiavano di finire nel tritacarne dell\u2019immigrazione clandestina. Che esisteva allora come oggi. La mostra documenta una serie di espatri irregolari avvenuti tra il 1925 e il 1973: gli italiani arrivavano in Francia e in Corsica, ma anche in altri paesi, con permessi turistici e poi si fermavano ben oltre la scadenza, altri entravano con in mano un visto di transito, ma non lasciavano il paese in cui erano solo di passaggio. Altri ancora ottenevano passaporti falsi o raggiungevano l\u2019America tramite biglietti inviati, ufficialmente, da parenti e amici. In realt\u00e0, una volta dall\u2019altra parte dell\u2019Oceano, ad attenderli erano agrari che li costringevano a turni di lavoro massacranti perch\u00e9 ripagassero, senza stipendio, il costo di quel viaggio della speranza. Anche questo \u201c<strong>racket<\/strong>\u201d, documentato con materiale del 1908, contribuisce all\u2019affresco di un\u2019epoca, non troppo lontana, in cui i rumeni \u2013 criminalizzati, non graditi o sfruttati \u2013 eravamo noi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"right\"><strong>Stefania Parmeggiani<\/strong> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un po di storia: Quando i clandestini erano gli italiani e Romania non li voleva&#8230; Il ministero dell\u2019Interno nel 1942 cerc\u00f2 di fermare gli espatri a Bucarest dove i nostri connazionali erano malvisti. A Bombay chi aveva a che fare con la prostituzione veniva chiamato \u201citaliano\u201d. 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